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I Love the Earth.

I propose to all conlanger to say in your language the Title Frase.

How do you say in your conlang : “I love the Earth“?

I begin with a my conlang.

A’k’a : “I love the Earth”. : O walu mre’u. [By Me]

Ronga: “I love the Earth”. : A aroa Papau. [By Marco Airaghi]

Muosanese: “I love the Earth”. : Mu i’aardak tesleim. [By Ali aulia Ghozali].

Dmezk: “I love the Earth”. : Dek amora a mardara. [By Even Tolo Dybevik].

Frydria: “I love the Earth”. : Eq lέŋςpap ώσtqΦςέĺ. (Ek lingtrar skjyskktill). [By Even Tolo Dybevik].

Treyll : “I love the Earth”. : Aneyi kolarokat anraneo. [By Andi Greynolds].

Itlani  : “I love the Earth”. : Siarelova varemyaru. [By James Hopkins].

Indika:”I love the Earth”. : Mi Darti pyaras. [By Nikhil Sinha].

Cannic:”I love the Earth”. : Áma luvis ðí Árþon. [By Nikhil Sinha].

Træzü: “I love the Earth”. : Pafelikaxreyäu. [By Nikhil Sinha].

Darat: “I love the Earth”. : De Nor elín. [By Niko Niva].

Minhast: “I love the Earth”. : Šarrati hapliekku. [By Chriss Borillo].

Akkia: “I love the Earth”. : Sua Terra amilttas. [By Sol Cajueiro].

Karib: “I Love The Earth”. : Ixé a-itagûasu-aûsub. [By Tochtil098].

Eroano: “ILove The Earth”. : Io amus la trusmesia. [By Emanuele31ify].

Sheklesh : “I Love The Earth”. : Gu in kør al tekha. [By UniversoDeiPensieri].

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Creare un linguaggio da 0

Prima di tutto per costruire un linguaggio da 0 bisogna seguire dei “piccoli” passi

  • Decidere il suono del linguaggio
  • Creare il lessico
  • Creare la grammatica
  • Progettare un alfabeto
  • Decidere come l’alfabeto è modificato per la scrittura in corsivo
  • Tradurre il testo desiderato

Per sapere quali suoni scegliere devi prima sapere come si formano la maggiormarparte di essi :

Le consonantisono ottenute ostruendo il passaggio dell’aria dai polmoni. In prima approssimazione, le consonanti variano in queste dimensioni:

  • Punto di articolazione— dove avviene l’ostruzione:
    • labiale: labbra (m), labbra e denti (f)
    • dentale: denti (t)
    • alveolare: dietro i denti (s, r)
    • postalveolare: ancora più dietro i denti (sc e c davanti a vocale)
    • palatale: in cima al palato (il ch russo)
    • velare: dietro la bocca (k, ng)
    • uvulare: il canale dietro la bocca (la q araba, la r francese)
    • glottale: dentro la gola (h aspirata, il “colpo glottale” come quando John Lennon dice “bottle”).

Possiamo per aiutarvi fare un piccolo schema della fonetica generale questo qui sotto si chiama ALFABETO FONETICO INTERNAZIONALE conosciuto anche come IPA dall’inglese : International,Phonetic,Alphabet.

La tabella descrive tutti i suoni possibili pronunciabili dall’essere umano!

Cimentatevi e provate a pronunciare questi fonemi!


Potete usare tutti i suoni possibili,ma non esagerate mettete solo i suoni che conoscete,deve essere una scelta nuova ed innovativa,non folle e stupida!

Bene Fino ad ora abbiamo parlato delle consonanti,ora parliamo di come inventare le Vocali :

L’aspetto più importante delle vocali sono l’altezza e la frontalità.

  • Altezza: quanto aperto è l’interno della bocca. La scala usualmente utilizzata è alta [i, u], media[e, o], e bassa [a]. Ci possono essere stadi intermedi, generalmente chiamate chiuse (pensate alle vocali chiuse é e Û) e aperte(le vocali aperte è e ò).
  • Anteriorità: quanto vicina è la lingua alla parte anteriore della bocca. Le vocali possono essere classificate in anteriori (i, e), centrali (a), o posteriori (o, u).

Puoi sistemare le vocali in una griglia in accordo con queste due dimensioni. La parte bassa della griglia è di solito disegnata più corta perché c’è meno spazio per la lingua per muoversi se la bocca è aperta.

 

Per sentire queste distinzioni, pronuncia le parole nel diagramma, muovendoti dall’alto verso il basso o da lato a lato, e nota dove si trova la lingua e quanto è vicina al palato.

Le vocali possono variare anche lungo queste dimensioni:

  • Arrotondamento: se le labbra sono rotonde (u, o) o no (i, e). Gli inglesi (e anche gli italiani) non hanno vocali frontali rotonde, ma i francesi e i tedeschi sì (Fr. u, oe; Ted. ü, ö). Non abbiamo nemmeno (per dire) una “u” non rotonda, mentre i russi, i coreani e i giapponesi sì.
  • Lunghezza: le vocali possono differire per lunghezza, come in latino, greco, sanscrito e inglese antico; la lingua dell’estonia ha tre gradi di lunghezza.
  • Nasalizzazione: come le consonanti, le vocali possono essere nasalizzate. Il francese, per esempio, ha quattro vocali nasalizzate.
  • Intensità: le vocali possono essere forti o deboli– è difficile da spiegare, le vocali deboli sono più vicine al centro dello spazio vocalico.

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Per quale mondo stai inventando il tuo linguaggio? Alieno per caso?

  • Eccoti una dritta
  • Se stai inventando un linguaggio per gli alieni, probabilmente vorrai dar loro suoni molto differenti (sempre che parlino, naturalmente). I fumetti della Marvel hanno come soluzione di inserire mucchi di apostrofi: “Questa è l’Imperatrice Nx’id”ar’ del pianeta Bla’no’no!” Larry Niven si limita a violare le restrizione fonetiche dell’inglese: tnuctipun. Noi possiamo fare di meglio.

Pensa alla forma della bocca dei tuoi alieni. E veramente lunga? Questo suggerisce di aggiungere un po’ di punti di articolazione. Forse il flusso d’aria stesso funziona in maniera diversa: forse non hanno naso e quindi non possono produrre nasali; o non possono smettere di respirare mentre parlano, in questo modo tutte le loro vocali devono essere nasali; oppure il flusso d’aria passa a velocità maggiore, producendo suoni dai toni più alti e forse più consonanti enfatiche. O forse la loro anatomia permette schiocchi, scatti e tonfi che possono diventare fonemi dei loro linguaggi.

Molti scrittori se ne sono usciti con creature con due tratti vocali, che permettono loro di pronunciare due suoni contemporaneamente, o di accompagnarsi da soli come in un duetto.

Oppure, che ne pensi dei suoni e le sillabe che variano il loro colore tonale? I significati potrebbero essere distinti dal fatto che la voce suona come un trombone, un violino, una tromba o una chitarra.

Suggerire suoni aggiuntivi è difficile e forse seccante per il lettore; l’idea dell’alieno può anche essere resa rimuovendo intere dimensioni fonetiche. Un alieno potrebbe essere incapace di pronunciare consonanti sonore (e quinti semprare un po’ tetesko), oppure essere privo di labbra e quindi saltare le labiali (dei hare questo ‘er hare il lentriloquo).

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  • Segni Diacritici

– Qualche consiglio: non usare mai segni diacritici senza dar loro significati specifici, preferibilmente uno che rimanga lo stesso in tutti gli usi.Evita di usare apostrofi solo per fare parole che sembrino straniere o aliene. Dato che gli apostrofi vengono usati in maniere contraddittorie (rappresentano il colpo glottale in arabo o hawai’iano, glottalizzazione in quechua, palatalizzazione in russo, aspirazione in cinese e un suono omesso in inglese, francese e italiano), tendono a non suggerire nulla al lettore.

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  • Costruzione delle Parole

– Visto che stai costruendo un linguaggio da 0,vorrai, naturalmente, parole che non suonano come alcun linguaggio esistente. Per questo può essere sufficiente creare parole che usino i suoni e la struttura delle sillabe del tuo linguaggio.

Questo potrebbe diventare abbastanza velocemente noioso. Non ti consiglio di sederti e venirtene fuori con un centinaia di parole tutte in una volta; molto presto finirà l’ispirazione o trovarti ad avere tutte le parole che cominciano ad avere lo stesso suono. Puoi anche creare nuove radici da cui puoi derivare parole.

Non è difficile scrivere programmi per computer che creano casualmente parole per il tuo linguaggio (anche rispettando la sua struttura sillabica). Se lo fai, ricordati che i suoni (e le strutture delle sillabe) non sono equiprobabilmente distribuite in un linguaggio naturale. L’inglese usa molte più “t” che “s”, più “f” che “z”.

Resisti alla tentazione di dare un significato ad ogni possibile sillaba. I linguaggi reali non funzionano in questo modo (a meno che il numero di possibilità sia veramente piccolo). Anche se stai lavorando su un linguagio ausiliare altamente strutturato, avrai bisogno di spazio per future espansioni. E chi parla questa tua lingua non dovrà tirar fuori una vecchia parola ogni volta che vuole costruire un neologismo o una abbreviazione.

Vorrai differenti lunghezze di parola per avere varietà; ma non inventare troppe parole lunghe. E’ meglio derivare le lunghe parole combinando le parole più piccole, oppure aggiungendo suffissi. Oppure, imitando il modo in cui l’inglese è pieno di importazioni dal latino e dal greco, o il giapponese pieno di parole cinesi, crea due linguaggi e poi costruisci parole di uno usando componenti dell’altro.

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  • Alcune linee guida per non reinventare il vocabolario Italiano.
  • Se il senso letterale di una espressione sembra non avere senso, hai probabilmente a che fare con una frase idiomatica. Traducila usando espressioni che hanno senso letteralmente, o crea le tue espressioni idiomatiche.
  • Guarda la sezione straniero-italiano di un dizionario bilingue. Guarda i significati che alcune parole straniere hanno in italiano: pensa quale concetto di base potrebbe coprirle tutte. Guarda le parole straniere usate per tradurre una singola parola italiana: tenta di vedere quali distinzioni sta facendo il linguaggio straniero dove l’italiano usa una sola parla (un esempio facile è il verbo italiano “sentire” che, ad esempio, in inglese si traduce “feel, hear, smell”, ecc.)
  • Deriva il tuo lessico dalle radici di base usando processi di derivazione regolare.
  • Guarda l’etimologia di una parola italiana. Guarda se puoi pensare ad un processo alternativo.
  • Considera un’intera classe di parole italiane correlate– i verbi di movimento, ad esempio. Progetta la classe di parole correlate nella tua lingua, dividendo lo spazio concettuale a modo tuo.
  • Leggi Metaphors We Live Bydi Lakoff and Johnson. Crea le tue metafore e il vocabolario che ne deriva.
  • Leggi un testo di semantica (Semantics di Palmer, è corto; Japanese and the Japanese: Words in Culture di Takao Suzuki, cioè Words in Context, è bellissimo), per una conoscenza più grande della struttura del lessico.
  • Per un linguaggio fantasy, pensa alla cultura che serve tale lingua. Quali concetti sono più importanti? Probabilmente questi avranno più sinonimi, o anche essere riflessi direttamente nella grammatica. Qual’è la sua storia o la sua mitologia? Probabilmente queste cose genereranno un certo numero di parole derivate.

Caro Lettore spero di averti aiutato nella tua avventura da Glossopoeta! Buona fortuna!